Zanzara tigre

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Zanzara Tigre

MORFOLOGIA E COMPORTAMENTO

Specie antropofila, molto aggressiva, da cui il nome di “zanzara tigre”, attacca principalmente di giorno penetrando anche nelle abitazioni. Questa specie non è una grande volatrice (max 500 m dal luogo di sviluppo), vola solitamente ad un’altezza inferiore ad un metro perciò attacca frequentemente le gambe.

L’adulto presenta generalmente dimensioni comprese tra i 4 e i 10 mm; colorazione nera con caratteristica banda bianca che attraversa longitudinalmente la faccia dorsale del torace. Le zampe presentano delle anellature chiare, in particolare i tarsi del paio posteriore portano delle strisce bianche basali sui primi 4 segmenti, mentre il quinto è interamente chiaro, con la tibia uniformemente scura. Specie di origine asiatica, è in grado di adattarsi ad ambienti completamente diversi da quelli originali, mostrando una grande capacità di colonizzare in modo permanente regioni a clima temperato, grazie alle uova, che possono sopravvivere molti mesi durante il periodo invernale, attraverso una diapausa embrionale indotta da fotoperiodi brevi. Sembra aver trovato in alcune zone del nostro Paese un ambiente favorevole all’impianto di colonie stabili; in particolar modo nel territorio urbano dove trova le migliori condizioni di sviluppo.

Le prime segnalazioni

La presenza di Aedes albipictus è stata segnalata per la prima volta in Italia, il 14 settembre 1990 a Genova in una scuola materna, dove i bambini, di ritorno dalle vacanze estive.

Dopo queste prime segnalazioni si è rapidamente diffusa in diverse regioni, questa sua grande espansione è da imputarsi esclusivamente alle correnti di traffico, che negli ultimi decenni hanno interessato pressoché ogni parte del mondo; in particolar modo è attribuita all’importazione di pneumatici usati per automezzi, provenienti dall’estero, da parte di alcune aziende per la rigenerazione di pneumatici presenti in Veneto; queste, per molti anni, hanno commercializzato carichi di copertoni infestati prima che il fenomeno fosse noto, permettendo la diffusione dell’insetto a grandi distanze; ciò è confermato anche dal fatto che gli adulti hanno una scarsa capacità di spostamento autonomo, non essendo in grado di muoversi per più di 2-2,5 km all’anno in presenza di vento favorevole.
Sfortunatamente, le prime colonie dell’insetto, segnalate tra il 1991 ed il 1993 in Liguria, Veneto e Lombardia, sono state individuate quando erano già saldamente radicate sul territorio e quando l’insetto aveva raggiunto densità tali da essere individuato “passivamente” per via del notevole fastidio arrecato alla gente. Ciò ha reso praticamente impossibile l’eradicazione della specie dal nostro territorio.

L’introduzione di questa specie in Italia e nel bacino mediterraneo costituisce un vero problema sanitario, sia come potenziale vettore di malattie che come ectoparassita. La zanzara tigre dal punto di vista medico e veterinario è considerato efficiente vettore del virus della dengue comprendenti anche le forme emorragiche della malattia “febbre gialla” e alcune encefaliti e può essere implicato nella trasmissione di numerosi arbovirus tra cui la Chikungunya e di alcune filarie. In Italia, in assenza di serbatoi di infezione, la preoccupazione maggiore è legata  all’attività ectoparassitaria della zanzara che essendo una specie molto aggressiva può arrivare a costringere le vittime ad abbandonare le attività condotte all’aperto per rifugiarsi al coperto. La reazione alle punture è costituita da pomfi con alone eritematoso, a volte accompagnato da piccole emorragie sottocutanee. L’elevato numero di punture che si riceve nell’unità di tempo, può essere origine di risposte allergiche localizzate, soprattutto in soggetti particolarmente sensibili, come anziani e bambini che a volte richiedono un intervento medico.

Ciclo di sviluppo

Sebbene ogni specie presenti delle peculiarità il ciclo biologico delle zanzare si svolge secondo tappe ricorrenti che prevedono lo svolgimento delle sviluppo preimmaginale in ambiente acquatico attraverso quattro stadi larvali e lo stadio di pupa.

Gli accoppiamenti avvengono in volo, previa formazione di sciami composti da maschi, riuniti attraverso richiami di suono e di feromoni. La femmina una volta diventata recettiva è in grado di accoppiarsi più volte con maschi diversi anche se la prima carica spermatica proviene dal primo maschio. Questa è sufficiente per tutta la vita riproduttiva della femmina che può assumere fino a 20 pasti ai quali corrispondono altrettante ovideposizioni, per un totale di migliaia di uova rilasciata da una singola femmina nel corso della sua vita. Per la maturazione della uova è necessaria l’assunzione di sangue, che avviene grazie al loro apparato boccale succhiatore-perforante.

Dopo l’accoppiamento le zanzare si disperdono nell’ambiente in cerca di un ospite su cui effettuare il pasto di sangue e un luogo dove deporre le uova. In particolare Aedes albopictus depone le uova nelle parti asciutte di contenitori in cui è presente acqua stagnante. Le uova hanno bisogno di essere sommerse dall’acqua per schiudere, ma la schiusura è influenzata da parecchi fattori climatici. Le larve raggiungono la maturità in 5-15 giorni in funzione della temperatura. Al momento della schiusa delle uova la larva ha bisogno di pochissima acqua per compiere il proprio ciclo fino alla trasformazione in adulto. Il ciclo di sviluppo stagionale si conclude in autunno (nelle regioni settentrionali ad ottobre-novembre) con la deposizione di uova svernanti.

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